In Italia si parla spesso dell’importanza di avere più laureati, ma i dati raccontano una storia diversa. Il Rapporto AlmaLaurea 2024, basato su 82 università, mostra che i giovani laureati sono ancora pochi, guadagnano poco e spesso faticano a trovare un lavoro coerente con i loro studi.
Siamo il penultimo Paese in Europa per numero di laureati. E tra chi si laurea, alcuni scelgono di andarsene. Anche se si tratta solo del 5%, parliamo di profili brillanti, in particolare uomini. Le facoltà più coinvolte nella “fuga” sono informatica (11,3%), fisica e biologia (10,3%), ingegneria (8,2%), lingue (7,7%) e comunicazione (7,6%).
Perché partono? Un terzo per migliori opportunità, un altro per la mancanza di offerte adeguate in Italia. E oltre il 70% non pensa di rientrare. I numeri aiutano a capire: dopo un anno, chi resta guadagna in media meno di 1.500 euro al mese, chi va all’estero ne prende circa 2.200. Dopo cinque anni, il gap cresce: 1.800 contro quasi 2.900.
Ci sono anche altri segnali: l’età media alla laurea è 24,5 anni per le triennali e 27,4 per le magistrali, in aumento. Oltre il 40% finisce fuori corso. Le donne sono il 60% dei laureati, ma solo il 40% nelle facoltà scientifiche, percentuale ferma da anni. E in medicina, farmacia e giurisprudenza più del 40% ha un genitore nello stesso settore.
Sul lavoro qualcosa migliora: lavora l’80% dei laureati a un anno dal titolo, il dato migliore da dieci anni. I contratti stabili crescono: li ottiene il 40% dei triennali e meno del 30% dei magistrali. Anche gli stipendi sono in leggera crescita.
Resta però un grande problema: il 30% svolge lavori che non richiedono la laurea. Questo succede anche in economia, e colpisce soprattutto le donne.
Intanto cambiano le aspettative: solo un giovane su tre accetterebbe “qualsiasi” lavoro, e calano anche quelli disposti a prendere meno di 1.250 euro: tra i triennali scendono dal 37% al 33%, tra i magistrali dal 33% al 26%.










