Burgez nasce nel 2015 da un’idea provocatoria di Simone Ciarruffoli, con l’obiettivo dichiarato di essere il “cattivo del fast food italiano”. La sua identità si fonda su irriverenza, slogan estremi e marketing dissacrante, in aperta sfida ai grandi marchi come McDonald’s. Un linguaggio diretto, volutamente sopra le righe, che ha reso Burgez riconoscibile sin da subito.
Il prodotto ha cercato di mantenere un tono originale anche nel menù, con proposte come il “Fake Burgez” o il “Rehab”. Durante la pandemia, il marchio ha cavalcato il boom del food delivery, ampliando la propria presenza in città come Milano, Roma e Bologna. Ma il tentativo di un riposizionamento più maturo e professionale è arrivato tardi, quando il pubblico sembrava ormai distante.
Nel 2022 il fatturato ha sfiorato i 12 milioni di euro, ma a fronte di una perdita netta di oltre 2,4 milioni. Un dato che ha evidenziato una distanza crescente tra la notorietà del brand e la sua capacità di essere realmente sostenibile.
Oggi Burgez, secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, è in liquidazione. Andare in liquidazione significa che l’azienda ha avviato un processo formale di chiusura: cessa le attività operative e provvede alla vendita dei propri beni per ripagare i debiti accumulati. La liquidazione comporta lo scioglimento della società e la distribuzione delle risorse residue, se presenti, tra eventuali creditori. Questo passaggio segna la fine dell’attività di Burgez come impresa.










