Emerge un grido d’allarme dal III Rapporto sulla Salute e il Sistema Sanitario, presentato dall’Osservatorio Eurispes-Enpam. La fotografia scattata restituisce l’immagine di un sistema sanitario in crisi, dove il personale medici e infermieri in primis appare stanco e frustrato.
Le carenze strutturali, unite al blocco del turnover ormai decennale, hanno trasformato gli operatori sanitari in vittime di una macchina organizzativa incapace di rispondere alle loro necessità fisiche e psicologiche.
I dati parlano chiaro: oltre la metà dei medici (52%) e il 45% degli infermieri è in burnout. La situazione è aggravata dal divario di genere: le donne, che rappresentano due terzi del personale sanitario, subiscono un’incidenza di stress e disagio doppia rispetto agli uomini, anche per le difficoltà nel bilanciare vita lavorativa e familiare. Inoltre, la violenza contro gli operatori sanitari è in aumento, con 18mila episodi annui, segnalati per due terzi da donne.
Questi fattori contribuiscono a ridurre l’attrattività del Sistema sanitario nazionale (Ssn), che fatica a trattenere i professionisti in servizio e a reclutare nuove leve. Molti abbandonano il pubblico per il privato o l’estero, attratti da condizioni più flessibili, meno burocrazia e maggiore autonomia.
Il rapporto evidenzia anche un cambiamento generazionale: Millennials e Generazione Z portano approcci diversi, richiedendo maggiore flessibilità e una migliore integrazione tra lavoro e vita personale. Tuttavia, come sottolinea Carlo Ricozzi, presidente dell’Osservatorio, il sistema sembra rispondere con una narrazione del “lavorare di più”, senza affrontare le vere radici del problema.
La soluzione, secondo il rapporto, passa dalla valorizzazione del lavoro in team e dall’adozione di modelli organizzativi che rispettino il diritto alla disconnessione e promuovano un equilibrio sostenibile tra lavoro e vita privata. Solo così si potrà invertire la pericolosa rotta e restituire dignità al lavoro nel Ssn.










