La Corte d’appello federale ha stabilito che la maggior parte dei dazi reciproci imposti da Donald Trump sono illegali, ritenendo che il presidente abbia oltrepassato i limiti della sua autorità. La decisione, tuttavia, non avrà effetto immediato: i giudici hanno sospeso l’entrata in vigore della sentenza fino al 14 ottobre, lasciando tempo all’amministrazione per presentare ricorso. Trump ha già chiesto alla Corte Suprema di discutere il caso a novembre e di emettere subito una decisione definitiva.
L’amministrazione ha chiesto che la Corte Suprema acceleri l’iter, temendo le conseguenze di una lunga attesa. Senza una decisione rapida, la Corte potrebbe rinviare il verdetto fino all’estate 2026, mentre nel frattempo i dazi continuerebbero a essere riscossi, accumulando tra i 750 e i 1000 miliardi di dollari. Una cifra enorme che, in caso di annullamento, comporterebbe gravi rischi per le casse pubbliche.
Il segretario al Tesoro, Scott Bessent, si è detto fiducioso che il piano tariffario verrà confermato dalla Corte Suprema, ma ha avvertito che, se fosse bocciato, il Tesoro sarebbe costretto a rimborsare circa la metà delle somme riscosse. Sarebbe terribile per il Tesoro, ma se lo dirà il tribunale, dovremo farlo, ha dichiarato.
Intanto l’amministrazione sta studiando piani di riserva. Il consigliere economico Kevin Hassett ha spiegato che esistono altre autorità legali per mantenere i dazi, come la Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962, che permette tariffe per motivi di sicurezza nazionale, o nuove imposte mirate su settori specifici come semiconduttori e farmaceutica. Ad agosto, inoltre, Trump ha già esteso i dazi del 50% su acciaio e alluminio a oltre 400 categorie di prodotti, ed eliminato l’esenzione de minimis per i beni di valore inferiore a 800 dollari, misura che ha fatto crollare dell’80% il traffico postale verso gli Stati Uniti, secondo i dati dell’Unione postale universale.










